Flâneuse di Marta Perego

Flâneuse di Marta Perego

È meglio il libro o il film? – Bookclub Flâneuse Speciale

Cosa dicono gli Adaptation Studies, e perché è la domanda sbagliata da porsi

Avatar di Marta Perego
Avatar di NightReview
Marta Perego e NightReview
feb 05, 2026
∙ A pagamento

L’arrivo nelle sale di Cime Tempestose ha generato già un dibattito molto acceso sul concetto di adattamento. È venuto il momento di fare chiarezza. O per lo meno partire dalle basi: cosa vuol dire giudicare un film tratto da un romanzo, soprattutto se il romanzo è uno dei capolavori della storia della letteratura? Quali sono i confini entro i quali un “tradimento” dall’originale è possibile?

Parto da un presupposto: parlare di qualcosa prima che sia uscito è sbagliato. È vero. Sono usciti trailer, reel, un buzz che mescola marketing a interesse acceso. Però da giornalista culturale prima di giudicare qualcosa, voglio vederla. Solo dopo sarà tempo di riflessioni, paragoni, critiche se sarà il caso (ovvero nella prossima newsletter).

In questo numero vorrei darvi delle coordinate su quelli che sono gli Adaptation Studies, che è una branca accademica che studia la materia degli adattamenti, che si è molto ampliata e sviluppata a partire dagli anni Sessanta ad oggi e va molto oltre il concetto: è bello solo se è uguale al libro.

Quindi sì: va benissimo riflettere su quello che, per ora, abbiamo visto.
Va benissimo dire: ma no, Heathcliff è un gipsy. Nel romanzo viene descritto come “oscuro”, marginale, altro. E allora che c’azzecca Jacob Elordi? Che sia messo agli atti: a me Jacob Elordi va bene in tutte le salse, pure da gipsy, non è questo il punto. Il punto è che, filologicamente e narrativamente, qualcosa non torna. Perché Heathcliff non è solo un uomo tormentato: è un escluso, e senza quell’esclusione il personaggio perde una parte fondamentale della sua forza.

Va benissimo anche dire: ma come? Tutto questo erotismo? Quando nel romanzo Catherine e Heathcliff nemmeno si baciano. Perché Cime tempestose non è una storia di corpi che si cercano, ma di identità che si divorano. È un amore che non passa dalla seduzione, ma dall’annullamento. E che forse trova il suo massimo compimento nella morte (non vorrei spoiler, ma è così…).

E va benissimo farsi venire il dubbio più grande: ma siamo sicuri di ricordarci che tipo di romanzo è Cime tempestose? Perché non è una storia d’amore nel senso consolatorio del termine (non è una storia d’amore, ma una lezione sull’amore). È un romanzo che parla di vendetta, di distruzione, di violenza emotiva. Un romanzo complesso, poetico e violentissimo insieme (ed è forse il motivo per cui spopolano su TikTok immagini di ragazze abituate al romance moderno che rimangono spiazzate).

Se vogliamo cercarne il senso più profondo – e lo faremo nel nostro bookclub e nelle newsletter di approfondimento – il cuore di Cime tempestose sta moltissimo nello scontro tra natura e società. Catherine e Heathcliff si sentono una cosa sola da bambini, quando le differenze non contano: genere, classe, colore della pelle sembrano dissolversi nella brughiera, nel gioco, nella libertà selvaggia. Ma crescendo, quel legame diventa impossibile. Non perché l’amore finisca, ma perché la società non lo permette. È lì che il romanzo diventa tragico. Non perché l’amore “è troppo grande”, ma perché il mondo è troppo stretto per contenere qualcosa che va oltre ogni regola.

E dunque dette tutte queste cose sul film (che non ho ancora visto), ora vorrei offrire degli strumenti che derivano da studi accademici per orientarci nel territorio appassionante dell’adattamento.


Che cosa significa prendere un medium come il romanzo, spesso un grande classico, e trasformarlo in qualcos’altro? Che cosa accade quando questo passaggio avviene due secoli dopo, con un bagaglio culturale che intreccia cinema, letteratura, filosofia e sociologia profondamente diversi da quelli dell’opera originale?

Gli adattamenti non devono essere la copia dell’originale. Devono piuttosto permettere all’originale di rivivere nel tempo in cui vengono realizzati. Tradiscono, sì, ma nel farlo possono conservarne il cuore pulsante. Rileggono, spostano l’asse, aprono lo spazio alle reinterpretazioni.

Un buon adattamento non sostituisce il libro né lo sminuisce. Gli si affianca, lo interroga e, talvolta, lo contraddice. Un film tratto da un grande capolavoro non si giudica quindi in base alla fedeltà, ma in base alla sua capacità di dialogare con l’opera di partenza e di funzionare come opera autonoma.

La domanda giusta non è “è meglio del libro?”, ma “che cosa fa di questo libro?” e, soprattutto, “che cosa riesce a dire attraverso il linguaggio del cinema?”.

Poi, naturalmente, c’è il gusto personale. La sensibilità di ciascuno di noi. I film che ci siamo costruiti nella testa mentre leggevamo e che non sempre coincidono con quelli che vediamo sul grande schermo.

Ma questa è un’altra storia.


Lei conosce sicuramente la storia delle due capre che stanno mangiando le bobine di un film tratto da un best-seller e una capra dice all’altra: personalmente preferisco il libro.

In questa battuta di Alfred Hitchock (che ha portato un sacco di libri al cinema, cambiandoli, trasformandoli, facendo arrabbiare moltissimi scrittori come Patricia Highsmith, qui un approfondimento), riportata da François Truffaut nel suo famoso confronto con il grande regista americano – Il cinema secondo Hitchcock… se non lo avete mai letto è venuto il momento di recuperare – condensa con ironia una questione centrale nel dibattito sugli adattamenti: come si giudica il passaggio da un’opera letteraria al cinema? E, soprattutto, ha davvero senso stabilire una gerarchia tra il “libro” e il “film”?

La domanda è pertinente, ma, direbbero gli Adaptation Studies, sbagliata.

Per lungo tempo, la valutazione degli adattamenti è stata dominata dal criterio della fedeltà. Il film (o le serie TV) veniva giudicato in base a quanto “rispettasse” il testo di partenza, come se il romanzo fosse l’originale e il cinema una sua copia inevitabilmente minore. Tuttavia, la teoria dell’adattamento ha progressivamente messo in crisi questa prospettiva riduttiva.

Questo post è per abbonati a pagamento.

Già abbonato a pagamento? Accedi
© 2026 Marta Perego · Privacy ∙ Condizioni ∙ Notifica di raccolta
Inizia il tuo SubstackScarica l'app
Substack è la casa della grande cultura