Flâneuse di Marta Perego

Flâneuse di Marta Perego

George Eliot: la scrittrice che ha sovvertito il suo destino – Bookclub Flâneuse #7

Middlemarch è il romanzo della vita adulta scritto da una donna che di vite ne ha vissute più di una. Cerco di raccontarvele tutte

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Marta Perego e NightReview
apr 30, 2026
∙ A pagamento

Care e cari, benvenute e benvenuti a questa newsletter di approfondimento del nostro nuovo Bookclub.

Ve lo annuncio con un entusiasmo enorme, perché è un bookclub che volevo fare da tantissimo tempo. Ma ho rimandato un sacco di volte e invece, ora, credo sia necessario. Perché il romanzo di cui parliamo non è solo un mattonazzo di più di 800 pagine, che a volte può spaventare solo a tenerlo tra le mani e sentendo quanto pesa (si può però anche scaricare sul Kindle o Kobo). Ma è soprattutto un romanzo meraviglioso. È un romanzo che parla di trasformazione, del conflitto tra individuo e società, e – cosa che lo rende diverso da tutto ciò che abbiamo letto finora insieme – parla di età adulta. Che è un tema che a me sta molto a cuore, data la mia età anagrafica e alla fatica che faccio (ma credo tutta la nostra generazione) a offrire dei confini e dei significati a questa definizione.

Pensate al nostro percorso fino a qui. Abbiamo letto Frankenstein, romanzo di maternità, di creazione, di emancipazione, scritto da una ragazza di diciannove anni. Poi c’è stato Cime tempestose, con i suoi afflati di giovinezza e ribellione, scritto da un’altra ragazza giovanissima. Entrambi romanzi degli albori dell’Ottocento, del passaggio dall’Illuminismo al Romanticismo pieno. E adesso arriviamo al romanzo dell’epoca vittoriana nella sua pienezza. Un romanzo che mette in discussione le certezze di quell’epoca (la fiducia nel progresso, nel capitale, nella stabilità borghese) e le fa scricchiolare dall’interno. Raccogliendole, trovandoci una sintesi, mettendoci in mezzo la vita.

Middlemarch di George Eliot è, come mi piace definirlo, il romanzo perfetto per la mezza età.

Come diceva Virginia Woolf, è l’unico romanzo per adulti della letteratura inglese. Racconta quello che succede quando gli afflati della giovinezza, gli ideali, tutto ciò in cui abbiamo creduto, si scontrano con la società e con le sue richieste. E racconta anche, ed è la parte più scomoda, che non è sempre colpa della società. Siamo anche noi, nel tempo, che perdiamo un po’ di entusiasmo. Che scendiamo a patti. Che ci diciamo ad un certo punto “massì, va bene così”.

Mi viene in mente Wellness di Nathan Hill, un romanzo contemporaneo che racconta le stesse identiche cose, anche se in forma e ambientazioni diverse: come invecchiando, diventando adulti, raggiungendo i quarant’anni, tutto quello che avevamo pensato di noi stessi (il cambiamento, la rivoluzione, lo stravolgimento, il sentirci speciali e desinati a uno scopo speciale) scenda a compromessi con quello che la società, il cosiddetto “benessere”, chiedono. Dal 1870 a oggi, insomma, è cambiato ben poco.

Di tutto questo vi parlerò nel prossimo approfondimento, quando entreremo nel vivo del romanzo. Per ora vi lascio iniziare a leggere. Ci diamo come punto di arrivo la metà di giugno, è un romanzo corposo che richiede tempo, ma vedrete che vi conquisterà. È ironico, è scritto magnificamente, e io lo trovo ogni volta diverso. Insieme a Virginia Woolf, George Eliot è forse la mia scrittrice preferita a livello di stile puro. C’è qualcosa nel modo in cui costruisce le frasi, nel modo in cui entra dentro i personaggi con acume ma anche tenerezza, che continua a sorprendermi.

Oggi invece vi racconto chi era davvero Mary Ann Evans. La donna che si nascose dietro un nome da uomo, che diede scandalo, che fu ripudiata, che aspettò i quarant’anni per sbocciare.

E vi prometto che è una storia che vale quanto un romanzo.


All’inizio era Mary Ann

Gli angeli più grandi ci mettono molto a spiegare le ali, ma quando ci riescono si alzano in volo e raggiungono le vette più alte. Miss Evans potrebbe non avere le ali, ma secondo me è più probabile che le stiano spuntando proprio adesso.

Bessie Parkes, pensatrice femminista

Ripercorrere la vita di George Eliot è un’avventura piena di spunti e di insegnamenti.

A differenza di Mary Shelley, nata da una famiglia di intellettuali, o di Emily Brontë, cresciuta col vento della brughiera, bella e selvaggia, George Eliot, nata Mary Ann Evans, viene al mondo senza alcuna aspettativa. Da una famiglia mediocre, con un viso che i contemporanei giudicavano mediocre, con un’intelligenza acuta che per molto tempo viene ritenuta, anche quella, mediocre.

La prima cosa che salta all’occhio, quando ci si avvicina alla sua storia, è la scelta del nome. A differenza di Charlotte ed Emily Brontë, che pubblicarono con pseudonimi maschili per riuscire ad accedere al mercato editoriale e poi li abbandonarono, George Eliot continuò a usare il suo nome letterario per tutta la vita. Era il marchio che lei stessa aveva scelto: per garantire serietà alle proprie opere in un’epoca che screditava sistematicamente la letteratura femminile, e per difendere al tempo stesso la sua complessa vita privata da sguardi troppo curiosi.

Mary Ann, che a un certo punto cominciò a firmarsi Marian, e che noi conosciamo come George Eliot, ebbe una vita regolarissima fino a un certo punto. Poi, superati i trent’anni, sbocciò. Si ribellò. Diede scandalo. E fu proprio in quel momento, già verso i quaranta che iniziò a scrivere romanzi.

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Sovvertendo il suo destino. Trasformandosi prima da ragazzina quasi invisibile in emarginata sociale e scandalosa, e poi in autrice e intellettuale di successo. Talmente di successo che alla fine degli anni Sessanta dell’Ottocento, persone come Leslie Stephen (sì, proprio lui, il padre di Virginia Woolf) si recavano a casa sua, The Priory, di fronte al Lord’s Cricket Ground, nel rispettabilissimo quartiere londinese di St John’s Wood. E in seguito raccontò alla figlia Virginia che quando finalmente arrivò il suo turno per conversare con la padrona di casa, si sentì a disagio intellettualmente lui, che era stato professore a Cambridge.

Ma come era accaduto tutto questo? Per diventare George Eliot, Mary Ann Evans dovette superare ostacoli di genere, di ambiente sociale e di istruzione. Con tenacia, pazienza. Inseguendo il suo destino.


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