La Brughiera brucia ancora – Bookclub Flâneuse #4
Cosa voleva raccontare davvero questa ragazza dello Yorkshire che ha rivoluzionato il romanzo inglese? Perché ci scuote ancora oggi dopo duecento anni?
Care e cari, bentrovati.
Io sono super contenta e anche sbalordita. Sono due settimane che non si fa altro che parlare di Cime Tempestose, chi lo attacca, chi lo difende, chi spiega le metafore di Emerald Fennell nei reel su Instagram, chi giura che Emily Brontë si sta rivoltando nella tomba portando anche le prove di strani movimenti nella brughiera.
Quella vecchia volpona di Margot Robbie dopo Barbie lo ha rifatto di nuovo, ha trasformato l’uscita di un film in un dibattito collettivo, contagiando chi legge, chi non legge, chi va al cinema, chi era dalla pandemia che non ci metteva piede ad eccezione forse di Zalone (e di Barbie). Con un film multistrato, pieno di simbologie e ammiccamenti contemporanei, che mette le virgolette per parlare di un classico che tutti sostengono di conoscere benissimo ma che forse non è che si ricordino così bene. Ha infervorato gli animi puristi con il marketing, ha costruito - lei, con Fennell, Elordi e quel colosso di Warner Bross - un’impalcatura comunicativa che ha inghiottito tutto generando curiosità e soprattutto una cosa: il desiderio di formulare la propria opinione in un mondo di opinionismi social.
E sono felicissima perché finalmente si discute di cosa vuol dire adattare un libro, di cosa significa essere fedeli a un’opera, di cosa può fare il cinema quando decide di riscrivere invece che copiare. Di quanta rabbia anche ci fa salire quando la visione della regista non corrisponde alla nostra lettura. E soprattutto sono contenta perché in tante e in tanti di tutte le età stanno riprendendo in mano o prendendo in mano per la prima volta questo romanzo così enigmatico e oscuro.
È meglio il libro o il film? – Bookclub Flâneuse Speciale
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Qui sotto per gli abbonati (e chi vorrà abbonarsi) troverete l’approfondimento completo in cui racconto il romanzo, i suoi significati scandalosi sin dal 1847, le riflessioni delle studiose e critiche letterarie femministe (con una bella bibliografia che so che vi piace tanto) che credo Fennell abbia letto, o per lo meno conosca, vedendo i tanti riferimenti e simboli che ha inserito nel film, soprattutto quando affronta il tema del rapporto e lo scontro tra desiderio e società. Vi consiglio anche di recuperare questa diretta in cui ho chiacchierato con alcuni colleghi content creator di cinema e libri molto esperti e appassionati di Cime Tempestose e conoscitori delle opere di Emerald Fennell. Ne è uscito un bel dibattito da cui potete trarre parecchi spunti.
Se volete c’è anche il mio libro, in cui tra i vari classici parlo anche proprio di Cime Tempestose e so che tante che lo hanno già letto ci sono tornate prima o dopo aver visto il film.
Ma prima, voglio lasciarvi un’ultima suggestione. Ogni prodotto culturale ha molto più a che fare con la contemporaneità che con il passato. E quindi va bene riflettere sui cambiamenti da libro a film, ma non tralasciamo le domande- anche se un po’ fastidiose- che dobbiamo porci oggi:
Perché, proprio adesso, stiamo tornando a Cime Tempestose? Perché tornare a quell’amore così doloroso, così malato? Perché richiamare Heathcliff (non un eroe romantico, ma un villain gotico, manipolatore, tossico, vendicativo, che soffre perché è un emarginato che non ha imparato l’amore, ma solo la violenza)? Cosa ha da dire questo personaggio terribile, ma allo stesso tempo affascinante - e io lo so che avete sospirato tutte a vedere Elordi che torna tutto ripulito con l’orecchino a Wuthering Heights - della nostra contemporaneità?
Io credo (e lo testimonia tutto questo buzz, questo interesse, questo rumore attorno al film) che sentiamo queste questioni più vicine che mai. Le questioni sociali non si sono appianate e nemmeno l’idea di amore.
Queste sono le domande che vorrei vi faceste mentre leggete l’approfondimento e di cui, tra le altre cose, parleremo insieme nel nostro incontro online.
Se volete già scrivermi, condividere idee, riflessioni, suggestioni, anche se il film non vi ha convinte per niente (accolgo tutte le critiche! Non dovete pensarla per forza come me) scrivetemi a flaneuse.martaperego@gmail.com
E ora buona lettura! Torniamo nella brughiera…
Il mio amore per Linton è simile al fogliame dei boschi. Il tempo lo cambierà, ne sono ben consapevole, così come l’inverno cambia gli alberi; il mio amore per Heathcliff assomiglia alle rocce eterne che stanno sotto quegli alberi: una fonte di gioia poco visibile, ma necessaria.
È uno dei romanzi più amati, letti, citati e condivisi sui social. Il primo romanzo ad aver associato l’amore passionale ai fantasmi, nella natura selvaggia della brughiera, in un mix di generi che ha fatto arrovellare critici e storici della letteratura: da dove nasce questa storia? Cosa voleva raccontare davvero questa ragazza cresciuta in un paesino dello Yorkshire che ha rivoluzionato il romanzo inglese? Perché è ancora così tanto amata dalle lettrici e dai lettori di tutto il mondo a quasi duecento anni dalla sua uscita?
Cime tempestose non è una storia d’amore. È un romanzo sulla distruzione.
Emily Brontë è un enigma, un mistero, un’autrice che non è mai stata del tutto compresa ed esplorata. È stata una scrittrice non convenzionale, forte, sensibile, magnetica, che se n’è fregata delle mode e delle tendenze dell’epoca e del fatto che i romanzi dovessero veicolare messaggi morali.
Ha scritto un libro scandaloso, una storia immorale, in cui il misticismo si mescola all’erotismo, dove il bene non trionfa, dove le donne non sono angeliche salvatrici e i maschi – soprattutto il personaggio maschile per eccellenza, Heathcliff – sprofondano nelle tenebre più oscure della sua crudeltà. È un romanzo che racconta come le convenzioni sociali, se si mettono in contrasto con la natura, possano portare alla devastazione. Ma allo stesso tempo non offre alternativa, perché ci mostra una natura umana ambigua, crudele, incapace di sentimenti autentici verso l’altro.
Cime tempestose è stato etichettato, erroneamente, come archetipo della storia d’amore per eccellenza. Invece è tutto fuorché una storia d’amore. Continuare a leggerlo e interpretarlo come una struggente favola è il modo perfetto per perpetrare una concezione di amore voluta dalla società e che non fa che distruggere vite di donne, nel 1800 come oggi.






