C’è qualcosa che hai “creato” nella tua vita e che poi hai temuto? – Bookclub Flâneuse #3
Il nostro rapporto con i limiti, la responsabilità, la paura di fallire, il bisogno di controllo, l’abbandono e la cura
Care e cari,
bentrovati per questo nuovo numero di Flâneuse, nonché terzo e ultimo approfondimento dedicato al nostro Bookclub su Mary Shelley. Potete recuperare i due precedenti approfondimenti a questi link:
Mercoledì si è tenuto l’incontro online: avete partecipato in tantissime e vi ringrazio per i commenti, la passione e l’entusiasmo. Mi ero preparata per parlare molto di più, ma eravate talmente tanto preparate voi che è stato stupendo ascoltare il vostro confronto.
Il fatto che in tante stampiate le mie newsletter di approfondimento per sottolinearle come al liceo mi riempie di orgoglio e gioia… evviva le Flâneuse analogiche!
Per chi non c’era, più sotto potete recuperare anche il video dell’incontro.
Inoltre, sempre in questo numero, troverete le attività filosofiche su Frankenstein, un piccolo esercizio personale che spero sarà utile.
Infine, vi ricordo che il prossimo Bookclub è dedicato a Cime tempestose di Emily Brontë. Potete iniziare a leggerlo, anche in vista dell’attesissimo film in uscita il 12 febbraio e dove torna Jacob Elordi che, come dicevo ieri, è ormai membro ufficiale delle Flâneuse 🙂
Vi anticipo già che sto organizzando anche un Cinebook Club a Milano, al Cinema Colosseo, con proiezione nel weekend a cui potrete partecipare con qualche regalino. Date e dettagli arriveranno sempre tramite questa newsletter.
L’incontro online su Frankenstein
È stata una serata super partecipata, molte di voi hanno letto tutto il romanzo, alcune anche in inglese, e con interventi davvero ricchi: si è parlato di emozioni, di scelte, di responsabilità, di scienza e di solitudine, ma soprattutto di quanto questo libro, scritto “duecento anni fa”, suoni ancora incredibilmente contemporaneo.
Quasi tutte avete sottolineato la modernità della scrittura e quanto il romanzo sia scorrevole e potente, molto più di quanto ci si aspetti da un classico. Per molte è stata una sorpresa: “pensavo fosse ostico”, e invece è arrivato forte e chiaro. Ed estremamente contemporaneo.
Alcuni temi che sono emersi:
1) Cura e responsabilità (il cuore della discussione)
È tornata spesso un’idea: Mary Shelley non “condanna” la scienza o la curiosità, ma condanna l’abbandono. Il punto non è creare, ma prendersi la responsabilità di ciò che si genera (una creatura, un’idea, un progetto, una tecnologia). Da qui il parallelismo con il presente: innovazioni senza cura rischiano di diventare incontrollabili.
2) Empatia e identità: Victor vs Creatura
Molte di voi hanno detto di essersi riconosciute nella Creatura, più che in Victor: non tanto per le azioni (anche terribili), ma per l’esperienza originaria di rifiuto e mancato riconoscimento. È emerso bene anche il nodo dell’identità: la Creatura non ha un nome, non ha un’origine “narrabile”, e questa mancanza amplifica la solitudine.
3) “L’inferno sono gli altri”, ma senza gli altri non si vive
Si è parlato di come la sofferenza si trasformi quando resta chiusa dentro, e di quanto invece la condivisione (raccontare e ascoltare) crei uno spiraglio di cura. In parallelo, è tornata la scena del cieco: l’unico incontro “senza pregiudizio”, perché non passa dallo sguardo.






