Elogio dell’imperfezione
“In una persona sono i suoi difetti che fanno la sua filosofia, nell’altra le sue ricchezze e le sue forze”
Care e cari, bentrovati a questa newsletter.
Prima di tutto, un breve riepilogo. Qualche settimana fa ho annunciato il nostro nuovo Bookclub che è dedicato alla letteratura inglese e a come può cambiarci la vita. Parleremo di mostri con Mary Shelley, di fantasmi della brughiera e amori tossici con Emily Bronte, di convenzioni sociali da ridefinire con George Eliot, di fluidità dell’identità e del nostro pensiero con Virginia Woolf e della possibilità di rinascere con Charlotte Bronte.
Ogni appuntamento dura due mesi. Del primo romanzo, Frankenstein, ho già mandato una newsletter di approfondimento riservata esclusivamente agli abbonati. Eccola:
Mary Shelley e i suoi mostri – Bookclub Flâneuse #1
Guardiamo in faccia i nostri fantasmi. Accogliamo la paura, perché è forse proprio da lì che può nascere la trasformazione
Ne manderò altre due entro fine gennaio. Una più dedicata al romanzo, l’altra concentrata sugli esercizi esistenziali e filosofici che possiamo costruire attorno al racconto. Vi direte: se non avete mai partecipato ai miei eventi filosofici, ma cosa diamine sono? Aspettate di leggere per lasciarvi stupire.
Questo preambolo per darvi un annuncio importante: la data della prossima passeggiata… la prima del nuovo Flâneuse!
Sarà sabato 24 gennaio dalle 10.30 alle 13 a Genova, dove Mary Shelley trascorse un anno della sua vita.
Gli abbonati hanno già ricevuto una email dedicata:
chi ha sottoscritto un abbonamento ANNUALE (a proposito, è in offerta al 50% ancora per pochi giorni!) ha ricevuto un codice sconto;
chi ha sottoscritto un abbonamento GOLD ha questa passeggiata, e anche le altre del 2026, già incluse.
Prima di chiudere il preambolo, vi do un’altra data da segnare in calendario: mercoledì 28 gennaio, dalle 20 alle 22, si terrà il nostro confronto online sul romanzo, anche questo riservato solo agli abbonati.
N.B.: in tante mi avete chiesto l’edizione migliore di Frankenstein. Io consiglio Feltrinelli e la nuova uscita Tea.
In una persona sono i suoi difetti che fanno la sua filosofia, nell’altra le sue ricchezze e le sue forze. Il primo ha bisogno della sua filosofia, come sostegno, come tranquillante, medicina, salvezza, elevazione, autoestraniazione; nel secondo essa è solo un lusso, nel migliore dei casi la voluttà di una gratitudine trionfante, che alla fine vuole per forza iscriversi, in minuscole cosmiche, anche nel firmamento dei suoi concetti.
Friedrich Nietzsche, La gaia scienza
Natale è la prossima settimana e io sono assolutamente impreparata. Non ho ancora finito i regali, non ho partecipato a nessun pranzo o aperitivo di Natale. Ho solo festeggiato con voi care Flâneuse lo scorso sabato, leggendo Jane Austen, bevendo del tè e mangiando degli scones. Per il resto mi sono scapicollata per fare tutto tra bimbo con la febbre e impegni incombenti.
Mi lamento anche se ho poco da lamentarmi, perché il mio 2025 è stato un anno luminoso, pieno di gratificazioni e gioie. Pieno di lavoro e di corse. Pieno anche di cose che non sono esattamente andate come avrei voluto. Ci ho provato, ho fatto di tutto perché funzionassero, ma non tutto è andato.
Più passa il tempo più mi rendo conto che è vera quella frase che ripetono scrittori, artisti, uomini e donne di successo: la tenacia vale più del talento, soprattutto quando il gioco si fa duro.
Io non penso di essere particolarmente talentuosa (ho tanti pregi, molti difetti, ma niente di particolarmente eccezionale), però sono estremamente tenace. Forse grazie alla mia educazione brianzola che ha poco da invidiare a quella siberiana.
E spesso questa caratteristica mi ha premiata anche quando tutto andava a pezzi. Però ci sono ambiti della mia vita – per esempio, la scrittura – che vorrei che acquisissero una parte molto più preponderante nella mia esistenza ma che, nonostante la tenacia, non riescono a decollare come vorrei. Perché c’è una parte di me che forse è un po’ stanca di treni, corse, presentazioni, città da inseguire.
Però ce n’è anche un’altra che dice: “Ma smettila, dici così perché è il 18 dicembre e sei piena rasah, fatti una vacanza a casa ferma a giocare con i dinosauri e vedrai che poi sta smania di casalinghitudine passa”.
Lo scrivo perché poi sembra che qui vada tutto alla stragrandona, che siamo tutti felici e ricchissimi. Io sono abbastanza contenta, non ricchissima, ma me la cavo abbastanza da non avere l’ansia di uscire una sera cena (ma quando mai con un bimbo di tre anni, direte voi, e in effetti non esco mai se non PER LAVORO). Ma vorrei stare più ferma. Sarà l’età, sarà Orlando. Sarà che il tempo passa e una vuole anche sperimentare altre forme di vita.
Questa settimana tra un aereo e l’altro ho letto il saggio di Henry Thoreau che si intitola Camminare (nella mia edizione, di Lindau, è accompagnato da un saggio di Virginia Woolf).
Henry Thoreau è quel filosofo americano dell’Ottocento che molte (e molti, vorrei anche qualche rappresentante dell’altro sesso su questi canali) ricorderanno perché il suo Walden ovvero vita nei boschi era uno dei libri sul comodino di Emile Hirsch in Into the Wild – ok lui non fa una bella fine, ma le sue scelte sono state un tantino troppo estreme.
Non so perché lo abbia letto, se ne stava tra i miei libri nel Kobo e mi pareva il momento di approfondirlo. E già questo ha di per se qualcosa di illuminante su me stessa… Thoreau si opponeva alla società materialista e positivista del diciannovesimo secolo, invitando le persone a riscoprire la natura selvaggia. Lì – nella natura, nei boschi, nella scomodità – è contenuta la possibilità di libertà per gli esseri umani, non in società iper-regolate che diventano delle gabbie (se ti interessa approfondire il suo pensiero, ecco un buon link per farlo).
Credo nel bosco e nel campo, e nella notte in cui cresce il mais.
Speranza e futuro per me non stanno nei prati ben rasati e nei campi coltivati, né in città e villaggi… ma in paludi impervie e sussultanti.
Marta, ma sei diventata iper-ambientalista tutta d’un botto?
Tranquilli, non voglio spingervi a mangiare il kudu crudo (è una maestosa antilope africana, la cita Thoreau e anch’io l’ho cercata su Google), in riva a un lago ghiacciato. Il punto è un altro ed più metaforico (posto che una vita un po’ più rispettosa dell’ambiente è un buon consiglio per tutti, ma questo è un altro discorso).
Thoreau parla di quanto il camminare in territori impervi e per lo più montani sia un allenamento a seguire l’istinto. A non porsi obiettivi, mete da raggiungere, ma lasciarsi andare al percorso. Per lui, non esistono sentieri giusti o sbagliati. Esistono solo sentieri – alcuni imperfetti, altri poco proficui – ma tutti, in qualche modo, portano altrove. E in qualche modo rivelano qualcosa di noi.
Spesso ci concentriamo su dove stiamo andando, invece dovremmo focalizzarci sul come lo stiamo facendo, perché quello è davvero rivelatorio rispetto a ciò che siamo. Per Thoreau, camminare diventa un’allegoria dell’esistenza: ciascuno segue il proprio percorso tra molte strade, alcune conducono a una folla accogliente, altre si perdono tra i rovi di un bosco, lasciando senza orientamento. Ma tutte sono ugualmente valide.
C’è chi cerca sicurezza, chi confusione, chi vuole perdersi. Su di me, per esempio, funziona un certo tipo di affollamento di tentativi che hanno portato nel tempo a srotolare il mio daimon, che è fatto di tanti pezzi (scrivere, presentare, stare chiusa in casa, viaggiare, desiderare il confronto con altre persone, auspicare alla solitudine totale per almeno 24 ore).
Questa sono io nella mia imperfezione, nel mio modo di essere nel mondo. E forse, direbbe Nietzsche, è per questo che ho così bisogno di filosofia… perché mi aiuta ogni volta a dare una direzione. È salvezza, sostegno, medicina.
Ed è da qui voglio partire per i miei auguri di Natale. Tanti auguri per un Natale imperfetto, di regali imperfetti, di alberi sghembi, di tentativi di fare il proprio meglio anche se non sempre riesce. Vi auguro la libertà di scegliere, di sbagliare, di cambiare idea, di desiderare. Di aprire quella finestra di cui parla Mrs. Maisel (quanto mi manca!) nel famoso monologo che chiude la serie:
Dicono che l’ambizione renda meno attraente una donna. Forse. Ma sapete cosa non è davvero attraente? Aspettare che succeda qualcosa. Guardare fuori dalla finestra, pensando che la vita che dovresti vivere stia lì fuori da qualche parte, ma non avere il coraggio di aprire la porta e andartela a prendere, anche se ti dicono che non puoi.
Qualsiasi sia il sentiero che scegliete. Qualunque siano i risultati. L’importante è che quel sentiero, sia il vostro.
Libri belli di questa settimana
Nirvana di Tommy Wieringa
Un regalo perfetto per un Secret Santa.
Lo avevo tra le cianfrusaglie sulla mia scrivania da un bel po’, attratta dalla copertina e dal titolo, non avevo alcuna idea di cosa ci fosse dentro, se non la fiducia che nutro nei confronti della casa editrice che lo pubblica (Iperborea). L’autore è uno dei più importanti autori contemporanei dei Paesi Bassi, e ho trovato interessante che lo aprissi proprio su un volo diretto ad Amsterdam, per raggiungere Norimberga (è stato un viaggio allucinante, ma per la città tedesca non esistono voli diretti e quindi, o così o in treno da Monaco – se dovete andarci, valutate la seconda). Perché non è solo un libro che parla di Paesi Bassi ma anche di nazismo e Seconda Guerra Mondiale – e io andavo a Norimberga per delle attività sul film che esce questa settimana sul famoso processo.
È un libro di non facile definizione perché – per fortuna – a differenza della stragrande maggioranza dei libri che si trovano sugli scaffali oggi, non si inserisce in un genere perfettamente definito. È un bel romanzo, che racconta la storia di Hugo che nel 2016, a circa quarant’anni, viene lasciato dall’amore della sua vita e deve ricostruire la propria esistenza. Riesce solo a meditare, ma nemmeno quello gli viene bene, e tornando in campagna nell’immensa casa dei nonni, in cui è cresciuto, si imbatterà nei diari del nonno paterno, fondatore dell’impresa di famiglia che li ha resi tutti molto ricchi ma che ha molto più di uno scheletro nell’armadio. Era uno dei vertici delle SS olandesi e ha compiuto ben più di una nefandezza. Direte: è un romanzo storico? Nemmeno, perché la storia entra nel racconto, ma in parte. Ci saranno incontri speciali, riflessioni sul presente, sulla società superficiale e iperconnessa in cui viviamo e un finale inaspettato che – se lo leggerete – vi renderete conto che ha a che fare molto con Thoreau. Che il cielo mi stia indicando una via? Se non mi sentite più e mi ritrovate persa in un bosco, sapete il perché (però mio figlio a scuola continuerò a mandarlo eh, e avrò anche un bagno con lo scarico – ogni fatto, riferimento a fatti di cronaca è puramente casuale…).
Il mio film di Natale
Finalmente ho trovato il mio film di Natale Flâneuse! Esce questa settimana e si intitola La mia famiglia a Taipei.
Siamo nella capitale di Taiwan, in un mercato notturno tra luci al neon e noodle fumanti. Shu-fen è una madre sola con due figlie: una ventenne piena di rabbia e una bimba di cinque anni con gli occhi spalancati sul mondo. Ci sono nonni, segreti, ragazze che vendono betel nut in vetrina come Barbie, e una mano sinistra che “non si può usare” perché è la “mano del diavolo”… Prodotto da Sean Baker, con la sceneggiatura scritta a quattro mani, si sente la sua impronta: lo sguardo tenero ma mai troppo sentimentale sui margini, l’ironia dolceamara, il caos delle relazioni e delle città. Ma la regista Shih-Ching Tsou ci mette la sua voce: una grazia disordinata, un’empatia profonda- lei viene da Taipei e con quelle personagge ha molto a che fare.
Perfetto se amate: The Florida Project, il cibo di strada, le famiglie sgangherate, i film piccoli con un’anima grande.
Listona regali di Natale
Per chi ama i grandi romanzi: Tanta ancora vita di Viola Ardone o Quello che possiamo sapere di Ian McEwan.
Per le amanti delle grandi scrittrici del passato che hanno già tutto: Dark Ladies, racconti di scrittrici vittoriane che vi faranno morire di paura.
Libri filosofici che augurano un buon anno: Sette brevi lezioni di stoicismo/epicureismo di John Sellars o Il Manuale di Epitteto (è sempre un’ottima idea regalo).
Libro per le sorelle: Le sorelle Blue di Coco Mellors.
Libri per sentirsi meglio: La volta giusta di Lorenza Gentile.
Classici per l’inverno: Un inverno freddissimo di Fausta Cialente.
In un numero precedente della newsletter, avevo messo in fila i libri per chi ama Jane Austen.
Grazie per avermi letta fino a qui. Tanti auguri di buon Natale e buon Anno, care e cari Flâneuse.
Respirate, state bene, abbiate cura di voi.
Marta









E' raro leggere una voce che non si metta in posa, ma ammetta stanchezza, contraddizioni e desiderio di rallentare senza farne una colpa.
L’idea che non esistano sentieri giusti o sbagliati, ma solo percorsi, è una di quelle frasi che restano addosso e ti accompagnano a lungo.
Buon Natale imperfetto anche a te, Marta.
Che bello poterti leggere qui 🩷