Quali sono le gabbie che abiti? – Bookclub Flâneuse #6
Il nostro rapporto con il desiderio, la società, l'ossessione, la pulsione e le aspettative che ci hanno plasmato
Care e cari,
bentrovati per questo nuovo numero di Flâneuse, nonché terzo e ultimo approfondimento dedicato al nostro Bookclub su Emily Brontë. Potete recuperare i due precedenti approfondimenti a questi link:
Mercoledì sera si è tenuto l’incontro online su Cime Tempestose: eravate tantissime, preparatissime, e avete detto cose che ancora mi girano in testa. Mi ero preparata per parlare molto di più, ma ancora una volta siete state voi le protagoniste della serata, e me ne sono tornata a casa con un taccuino pieno di appunti presi mentre vi ascoltavo. È il bello di questi book club: mi insegnate ogni volta qualcosa.
Il fatto che alcune di voi abbiano sognato episodi del romanzo dopo averlo letto dice già tutto su che tipo di libro sia Cime Tempestose. Come scriveva Tomasi di Lampedusa, Emily Brontë aveva molto a che fare con Freud e con l’inconscio — e a quanto pare aveva ragione.
Per chi non c’era, più sotto potete recuperare il video dell’incontro. Troverete, inoltre, la reading list completa con i libri che vi consiglio in parallelo o in seguito a Cime Tempestose, e l’attività filosofica pensata per ributtare la lettura sulle vostre vite.
Infine, vi ricordo che il prossimo Bookclub è dedicato a Middlemarch di George Eliot, un mattone meraviglioso e necessario che Virginia Woolf definiva “l’unico romanzo per adulti della letteratura inglese”. È lungo, è complesso, è pieno di cose. Non vedo l’ora di iniziare questo nuovo viaggio :)
L’incontro online su Cime Tempestose
È stata una serata lunghissima e bellissima. Molte di voi lo leggevano per la prima volta, altre lo rileggevano dopo anni — c’è chi lo aveva abbandonato all’università con un’edizione bruttissima e lo ha ritrovato adesso, chi lo aveva letto a vent’anni innamorandosi di Heathcliff e oggi fatica a riconoscere quella versione di sé, chi lo aveva già letto tre volte e si è iscritta al book club proprio per questo romanzo. Quasi tutte avete detto la stessa cosa: riletto in età adulta fa un effetto completamente diverso. Quello che a vent’anni sembrava una grande storia d’amore romantico, oggi appare per quello che è: un romanzo di vendetta, critica sociale, ossessione, sentimenti che bruciano fino all’ultima pagina e fanno arrabbiare proprio perché, in qualche modo, li abbiamo già incontrati.
Non è un romanzo d’amore, ma è un romanzo che parla anche d’amore.
L’amore tra Heathcliff e Catherine esiste, ma viene trasfigurato dalla società che non lo riconosce: due ragazzini che nella brughiera sono uguali, che corrono e giocano come se il mondo non avesse regole, ma nel momento in cui entrano in gioco i ruoli sociali — lei donna da maritare, lui uomo senza dignità né denaro né nome — quell’amore non può più esprimersi e diventa odio, rivalsa, distruzione sistematica di tutto ciò che appartiene all’altro.
Emily Brontë fa qualcosa di straordinario: racconta come la società trasformi un sentimento in veleno. Non condanna l’amore, condanna le gabbie dentro le quali l’amore viene costretto a vivere — o a morire.






